American Horror Story Coven – Bitchcraft

Premessa

Non ho mai finito di vedere nè la prima nè la seconda stagione di quest’atipica serie tv. Il primo anno mi sono fermata dopo due episodi, il secondo poco dopo la metà stagione.Nel primo caso era stata l’ambientazione a non convincermi per niente, nel secondo caso a causarmi disaffezione (e noia) erano stati i personaggi. Se però i grafici di excel mi hanno insegnato qualcosa è che il mio attaccamento a AHS sembra seguire una netta progressione positiva e, in mancanza di scosse da spread, potrei essere in grado di finire l’intera stagione.

3.01 - giro turisticoLa stregoneria è territorio femminile e AHS non lo smentisce, anzi, utilizza la prima puntata per presentare i suoi personaggi e l’ampio spettro di relazioni che le contraddistinguono. Si va dalla problematica relazione madre e figlia (Jessica Lange e Sarah Paulson) alle amicizie adolescenziali delle quattro studentesse di una speciale scuola per streghe (eh sì, l’ombra di Hogwarts è dietro l’angolo, una presenza ingombrante che qui hanno voluto togliersi subito di torno con una semplice battuta della Lange), fino a quella che probabilmente si stabilirà come una relazione di amore e odio tra i personaggi della Lange e di Kathy Bates.

Per quel che mi riguarda la forza di un telefilm sta tantissimo nella caratterizzazione dei personaggi e nelle prove attoriali di chi le interpreta e, su questo secondo punto, Murphy e Falchuk vanno sul sicuro, con gente come la Lange, Paulson e Kathy Bates nel cast dubito proprio di aver qualcosa da ridire sotto quest’aspetto.
American Horror Story - Happy Meal: felici e contenti,  pronti per la pubblicità del McdonaldAd intrigarmi di più di questa puntata è stato l’equilibrio dato ai personaggi, allo screentime e alle storie, che configurano questo Coven come una storia più corale rispetto alla seconda stagione di AHS (almeno fino a dove sono arrivata a vederla io…) e questo, sommato alla relativa semplicità della loro presentazione, ha reso la puntata piacevolmente leggera, un’ora che fila via senza un intoppo, generando la giusta curiosità ma senza assillare, senza gridare dallo schermo “guarda, guarda, io sono misteriosa, hey, guardami, guardami dai!”

Statistiche matematiche a parte AHS Coven si presenta, per me, molto bene. Innanzitutto fa leva su un argomento, quello delle streghe, a me molto caro. Il mio primo vero amore telefilmico è stato Streghe (Charmed); riguardo sempre Amori e incantesimi (Practical Magic) ogni volta che lo ritrasmettono, e trovo che Angela Lansbury sia semplicemente meravigliosa in Pomi d’ottone e manici di scopa. Insomma, le streghe, assieme ai vampiri, sono tra gli esseri sovrannaturali che preferisco. Quindi sì, questa stagione di AHS per me parte già avantaggiata dal tema, anche se, a onor del vero, pure l’anno scorso, con la claustrofobica ambientazione del manicomio la serie sembrava partita bene per poi perdere competamente il mio interesse disfacendosi nella noia. Cosa mi fa ben sperare per questo terzo tentativo? La solidità del pilot!

La trama di per se non è sconvolgente e in effetti non c’è nulla di nuovo nell’idea della ragazzina la cui vita cambia drasticamente nel momento in cui decide di fare l’amore e perdere la propria verginità, e anche l’idea di poter uccidere con il sesso… bè, dice il saggio che, in un horror, la regola numero uno è che “non si deve mai fare sesso. Sesso uguale morte“. (ma anche senza scomodare Wes Craven esiste già, in televisione, ed è alla sua quarta stagione, una certa succube che si nutre dell’energia sessuale delle persone fino ad ucciderle).

Unico grande appunto negativo, per quel che mi riguarda, va alla regia. L’eccesso di inquadrature da labirintite non mi è piaciuto. E’ vero, serve a portare il senso di inquietudine, a straniare l’osservatore e fargli perdere le coordinate, ma come ogni effetto e stratagemma stilistico se ripetuto troppo finisce A) per diventare troppo evidente tanto da spezzare il senso di illusione e la sospensione di incredulità necessaria a godersi una qualunque storia e B) nello specifico caso delle inquadrature inclinate, finisce anche per farmi venire mal di testa.

Voto finale:  cinque scope volanti su cinque!

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